Collaborazione Collecoop

IL PROGETTO DI WELFARE DI COLLESAVETTI

 La Cooperativa Sociale Collecoop nasce il 20/07/2006 nell’ambito del progetto NILS (Nuova Imprenditorialità Lavoratori Svantaggiati) Esprit 2005, contestualizzato all’interno di un progetto più globale, “Percorsi per un Welfare municipale”, il cui gruppo di gestione era costituito da rappresentanti della Fondazione Casa Cardinale Maffi Onlus, del Comune di Collesalvetti e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Al progetto hanno aderito numerosi partner, tra cui la Coop Axis, l’Enaip Toscana, la Coop Insieme, il Consorzio Polis e l’Azienda USL 6 di Livorno.

Il progetto di welfare municipale, denominato  “Un paese vuol dire non essere soli”, si proponeva la realizzazione di un percorso consulenziale, formativo e di tirocinio di soggetti svantaggiati che portasse alla creazione di una cooperativa sociale di tipo B per l’inserimento lavorativo di soggetti risultati idonei nel percorso effettuato.

La Collecoop, sebbene sia ancora una cooperativa molto giovane, in questi sette anni di attività, ha potuto fare molto in termini di inserimento lavorativo.  Nel 2006 è partita con due ragazzi assunti facenti parte delle categorie svantaggiate ai sensi dell’art. 381/91 ed è arrivata oggi a realizzare 15 inserimenti lavorativi a tempo indeterminato, di ragazzi e ragazze provenienti da realtà completamente diverse tra di loro.  La cooperativa in questi anni ha lavorato tenacemente fianco a fianco, con enti come il S.e.r.t di Cecina, il U.e.p.e. di Livorno, il Collocamento Mirato della Bassa Val di Cecina e di Livorno, per poter dare delle risposte concrete a bisogni veri.  Le persone inserite sono quasi tutte soci – lavoratori e questo è molto importante in quanto lo status di socio rappresenta un segno di appartenenza alla cooperativa e il farne parte significa uscire fuori dalla marginalità e dall’isolamento, assumendo un ruolo che consente di conquistare spazi di autonomia economica e sociale.

La Collecoop vuole essere uno strumento fondamentale nella lotta all’emarginazione sociale, creando lavoro per quelle persone che purtroppo a causa degli eventi avversi della vita si sono trovate escluse dal mercato del lavoro, sempre meno attento a chi si trova in difficoltà.  I percorsi di inserimento lavorativo hanno come fine ultimo quello di migliorare la qualità della vita di quelle persone che altrimenti si troverebbero a gravare sulla comunità stessa, ed ecco dunque la trasformazione a risorsa a tutti gli effetti e il valore aggiunto che da essa ne deriva per la comunità di riferimento.

 

LA FONDAZIONE MAFFI E LE COOPERATIVE SOCIALI DI TIPO B

La cooperativa sociale è un’impresa sociale che persegue finalità  non profit, con una organizzazione d’impresa che persegue economicità di gestione.  La legge 381/‘91 e la legge regionale 13/‘94 attribuiscono alle cooperative sociali la finalità di “perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed alla integrazione dei cittadini” attraverso le seguenti attività:

  1. la gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi;
  2. lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (invalidi fisici, psichici e sensoriali, ex degenti di istituti psichiatrici, soggetti in trattamento psichiatrico, tossicodipendenti, alcolisti, minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione prevista dagli artt. 47, 47-bis,47-ter e 48 della legge 26 luglio 1975 , n. 354).

All’interno delle cooperative sociali sono coniugati i principi di democrazia e partecipazione interna al fine di realizzare strategie per la promozione e l’empowerment di comunità agendo sull’area della prevenzione, assistenza, riabilitazione e sull’inserimento sociale e lavorativo.

Nel tentativo di coniugare l’aspetto lavorativo con quello del recupero sociale di persone svantaggiate, attraverso il lavoro come strumento idoneo al reinserimento nel normale tessuto sociale, le cooperative di tipo B si trovano a svolgere un duplice ruolo: quello di normale impresa e quello del recupero socio-educativo.
La definizione di cooperativa di tipo B viene data soltanto a quelle cooperative che hanno al loro interno una percentuale di lavoratori/soci svantaggiati di almeno il 30%.
Le cooperative sociali di tipo B operano come aziende “ponte” al cui interno è possibile riacquisire alcune capacità manuali/lavorative e relazionali.

2Alla base di questo tipo di approccio sta la convinzione che il lavoro è una componente importante per la costruzione di una propria progettualità di vita.
Il lavoro, in cooperative di questo tipo, non consiste soltanto nell’acquisizione di tecniche o abilità, ma si basa su proposte che si rivolgono all’individuo nel suo complesso.
L’intento è quello di creare una rete intorno a queste persone che veda la collaborazione fra più servizi ed associazioni affinché sia individuata una risposta complessiva ai diversi bisogni manifestati. La Fondazione Casa Cardinale Maffi Onlus è da tempo impegnata nel sostegno della cooperazione sociale al fine di creare una rete territoriale in grado di rispondere ai bisogni di assistenza dei cittadini.
Nell’ottica del nuovo Welfare le cooperative di tipo B diventano attori fondamentali come apportatori di un valore aggiunto che è legato non soltanto alla tipologia di organizzazione di queste aziende, ma soprattutto ai percorsi di inserimento lavorativo dei soggetti “svantaggiati”.
1La Fondazione Maffi ha infatti stipulato da alcuni anni un Contratto con la Cooperativa sociale di tipo B “Collecoop”, assegnandole l’appalto del servizio delle pulizie e della manutenzione delle aree verdi in quasi tutte le Strutture al fine di favorire l’integrazione delle persone svantaggiate promuovendo la cultura della solidarietà e della responsabilità anche in campo economico.
Attualmente la Fondazione Maffi ha promosso un’iniziativa interessante per proseguire il cammino intrapreso che prevedeva la “Raccolta delle olive” nelle aree verdi di due Residenze, Cecina e Collesalvetti al fine di coinvolgere sia gli anziani sia le persone con disabilità in semplici attività agricole sotto la guida degli esperti della cooperativa sociale

L’esperienza è stata molto apprezzata tanto che in ogni sede si è conclusa con un pranzo sociale aperto a tutti i partecipanti che ha favorito non solo la socializzazione tra i vari gruppi ma ha permesso la condivisione di idee per lo sviluppo di nuovi percorsi educativi-riabilitativi.

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Una di queste è stata quella di organizzare, in occasione dell’incontro natalizio con i familiari, l’esposizione delle bottigliette d’olio ricavato dalla raccolta delle olive, come dimostrazione finale del ciclo di lavoro svolto (raccolta, frantoio, olio).  Si è inoltre concordato di instaurare ulteriori collaborazioni con gli Enti comunali, Istituti scolastici e Associazioni di volontariato del territorio della Bassa Val di Cecina e di Collesalvetti, per favorire la promozione di una cultura legata al rispetto e alla valorizzazione dell’ambiente attraverso un progetto integrato che preveda lo svolgimento di attività pratiche esperienziali nell’ottica del concetto di cittadinanza attiva e solidale.

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